La Società Italiana di Neurologia (SIN) lancia un appello per sensibilizzare sulla prevenzione delle malattie neurologiche in occasione della Giornata Nazionale della Neurologia 2024. Patologie come Alzheimer, Parkinson, ictus e sclerosi multipla colpiscono milioni di persone in Italia. La SIN promuove stili di vita sani, diagnosi precoce e ricerca per ridurre l'impatto di queste malattie, puntando su alimentazione equilibrata, attività fisica e controllo dei fattori di rischio.

Il
Regno da ottobre 2025 metterà una stretta sul junk food. Sarà infatti vietata prima
delle 21 in TV la pubblicità di prodotti alimentari classificati come “cibo
spazzatura”.
Si
tratta di una misura mirata soprattutto a proteggere i giovani, sempre più
bersaglio di messaggi promozionali legati a prodotti alimentari che mettono a
rischio la loro salute. La decisione è stata annunciata dal nuovo governo
laburista e rappresenta un ulteriore passo nella battaglia contro l’obesità,
fenomeno in continua crescita nel Regno Unito, in particolare tra i bambini.
Secondo
quanto dichiarato dal viceministro della Sanità, Andrew Gwynne, la scelta di
fissare la data del provvedimento tra un anno non permette ulteriori rinvii e
si pone l’obiettivo di arginare un problema sanitario ormai urgente. Le
statistiche dimostrano che l'obesità infantile ha raggiunto livelli preoccupanti
non solo nel Regno Unito, ma anche in molti altri Paesi occidentali, spingendo
medici e associazioni sanitarie a chiedere interventi mirati.
Un
lungo percorso
La
lotta al “junk food” non è una novità per il Regno Unito. Già sotto il governo
conservatore di Boris Johnson erano state introdotte una serie di misure
restrittive, in particolare sulla promozione e la vendita di alimenti
ipercalorici e bevande zuccherate. Johnson stesso aveva intrapreso una
personale crociata contro il sovrappeso, anche a seguito del suo grave ricovero
in terapia intensiva durante la pandemia di Covid-19 nel 2020.
Tra le
varie iniziative, fu introdotto il divieto di pubblicità del cibo spazzatura in
fascia protetta, una misura che sarebbe dovuta entrare in vigore già nel 2021.
Tuttavia, la scadenza fu poi rinviata dal Parlamento per permettere una
transizione graduale all'industria alimentare.
Ora,
il Labour riprende quella battaglia, inserendo la lotta all'obesità tra i punti
chiave del suo programma elettorale. Il governo ha ribadito che l’obiettivo è
contrastare il crescente impatto della cattiva alimentazione, non solo
attraverso la regolamentazione della pubblicità, ma anche promuovendo stili di
vita più salutari.
La
nuova data fissata per l'entrata in vigore della misura è stata accolta
favorevolmente dalla Royal Society for Public Health, che ha descritto il
provvedimento come "un passo positivo" per affrontare l'emergenza
sanitaria legata all'obesità giovanile.
Una recente indagine condotta dalle organizzazioni non profit Access to
Nutrition Initiative e ShareAction, che hanno analizzato la qualità
nutrizionale di oltre 4 mila prodotti confezionati realizzati delle 16 più
grandi aziende del mondo, ha analizzato la
qualità nutrizionale degli alimenti, invece delle etichette a semaforo
britanniche (che valutano separatamente alcuni nutrienti) con il sistema Health
Star Rating, in uso in Australia e Nuova Zelanda che attribuisce a ciascun
prodotto un massimo di cinque stelle.
Gli
alimenti e le bevande analizzati hanno ottenuto un punteggio medio di 2,2
stelle: un prodotto è considerato sano se raggiunge almeno un punteggio
pari a 3,5 stelle.
Nonostante i
risultati lascino molto a desiderare, lo studio ha rilevato comunque qualche
progresso rispetto alla prima edizione dell’indagine, pubblicata nel 2019.
Allora la percentuale di vendite rappresentate dal junk food raggiungeva il
78%, mentre ora è al 71%. Ma, spiegano, le organizzazioni, questo progresso è
dovuto in larga parte a grossi miglioramenti fatti da poche aziende. Come
Danone, che è passato dal 46 al 77% di prodotti sani, e PepsiCo, che sale dal
26 al 50%. E, pur rimanendo a quote molto modeste di prodotti sani, anche
Nestlé, che passa dall’8 al 20%.
Tutte le altre grandi
multinazionali restano sostanzialmente stabili, come Kellogg (70% di cibi poco
sani), Mars (78%) e Mondelēz (96%), o addirittura peggiorano, aumentando le
vendite di prodotti poco salutari, come Coca-Cola (83%) e Unilever (84%).
“È incoraggiante vedere che nove aziende hanno migliorato la salubrità del
proprio portfolio e che in generale le vendite dei prodotti salutari sono
aumentate dal 22 al 29%. –
Dichiara Inge Krauer, direttrice esecutiva di Access to Nutrition Iniative.
– Ciò mostra che, anche in un
periodo di tempo relativamente breve, i produttori possono fare progressi
attraverso misure che introducono varietà più sane nella propria gamma di
prodotti. Tuttavia, la salubrità media degli alimenti di alcuni dei più grandi
produttori che vendono nel Regno Unito rimane preoccupante, con un punteggio
HEalth Star medio di 2,2 stelle su 5.”
L’industria alimentare
Nonostante il sostegno di molte
associazioni mediche e gruppi per la salute pubblica, l'industria alimentare
non ha nascosto le sue perplessità. Le aziende produttrici di snack, bibite
zuccherate e altri alimenti spesso associati al concetto di “cibo spazzatura”
sostengono che la restrizione della pubblicità può avere un impatto economico
significativo, specialmente in un momento in cui il settore sta già affrontando
le sfide derivanti dall’aumento dei costi delle materie prime e dalle
incertezze economiche post-Brexit.
Alcuni rappresentanti del settore
sostengono che vietare la pubblicità non sia sufficiente a risolvere il
problema dell’obesità, e che servirebbero invece politiche più ampie, tra cui
una maggiore educazione alimentare e programmi di sostegno alle famiglie.
Tuttavia, il governo sembra determinato a portare avanti il suo piano,
sottolineando che proteggere la salute dei cittadini, in particolare dei più
giovani, deve essere la priorità.
La sfida globale dell’obesità
Il Regno Unito non è solo in questa
lotta: il problema dell'obesità, soprattutto tra i bambini, è una sfida
globale. Organismi internazionali come l'Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) hanno più volte sollecitato i governi a intraprendere misure più decise
contro la promozione di alimenti non salutari, specialmente attraverso canali
di comunicazione accessibili ai più giovani, come la televisione e i social
media.
Mentre il dibattito continua, una cosa
appare chiara: la battaglia contro l'obesità è destinata a diventare sempre più
centrale nelle agende politiche dei governi, e le restrizioni sulla pubblicità
rappresentano solo uno degli strumenti per affrontare questo problema complesso
e multidimensionale.